MILANO, 10 giugno - Rivoluzione Milan. E tante scommesse. Paolo Maldini, lasciata la maglia rossonera, ora fa il tifoso senza rimpianti. E parla anche di mercato. Perchè è andato via Kakà, «una scelta epocale», e ora gli obiettivi si abbassano fisiologicamente: «Quando ha smesso Baresi - ha detto Maldini - mi sono sentito quasi perso, mi mancava un appoggio morale e fisico e vedevo il futuro nero. Ma la società ha lavorato bene, ed è ricominciato tutto. Il Milan resta e riparte sempre alla grande. La storia va avanti. La squadra che ha appena finito questo campionato, con due-tre ritocchi, poteva diventare di nuovo grande. Perdendo Kakà bisognerà aspettare, e vedere che squadra avrà in mano Leonardo. Kakà, inoltre, è il primo giocatore di quel livello che viene ceduto. Nel passato mai è stata presa in considerazioni un'ipotesi del genere». Ora ragiona da tifoso, Maldini. E non è proprio contento...: «La cessione di Kakà - ha proseguito l'ex difensore del Milan nella conferenza stampa d'addio - è stata un brutto colpo, è uno dei cinque giocatori più forti del mondo e gli altri quattro non si muovono da dove sono. Guardare i conti credo sia una cosa logica, ma bisogna anche fissare degli obiettivi ragiungibili. Pensare di poter vincere la Champions senza Kakà diventa utopistico. Leonardo? Anche lui si dovrà mettere alla prova, non ha mai allenato nemmeno le giovanili. È una scommessa anche lui. Il Milan è sempre stato particolare nella scelta degli allenatori. Sceglie il presidente, e portare innovazione e gioventù in un calcio che ha sempre le stesse facce non è male. Una scelta coraggiosa che potrebbe anche pagare. L'allenatore è importante, non decide solo chi va in campo, deve gestire il gruppo durante la settinane, è lì che si creano le vittorie. Le idee tattiche si vedono sul campo, alcuni danno un'impronta inconfondibile alle loro squadre».
PATO E PIRLO - Dopo Kakà, si parla di Pato e Pirlo...: «Credo che la volontà di Pirlo sia di restare al Milan. E per Pato non ci sarà un'altra telenovela. Credo che sarà al Milan per tanti anni. Ha 19 anni, ha un talento straordinario, non si è ancora reso conto». C'è Ronaldinho ora...: «Sta molto a lui, avrà più responsabilità, all'inizio dell'anno ci ha trascinato. Deve migliorare in certi aspetti, ma questa responsabilità gli potrà fare bene». E se Berlusconi vendesse la società?: «Non credo che abbia intenzione di vendere. Ci sono stati nel passato dei momenti, come con Zaccheroni, nei quali gli obbiettivi dichiarati erano più bassi. Se uno rifonda la squadra è normale, per poi arrivare di nuovo alla conquista di grandi trofei».
SOLDI DA UN'ALTRA PARTE - Il grande mercato gira lontano dal Milan: «Anche i miei figli erano molto legati a Kakà, con i bambini in particolare lui ha un effetto strano, ma si abitueranno anche loro. I grandi se si muoveranno non verranno qui. Non credo che si incassano 60 milioni poi se ne vogliano spendere 80 per prendere Cristiano Ronaldo. Se è un problema economico...». È un problema del campionato italiano: «Il potere d'acquisto è cambiato, prima le italiane erano protagoniste, ora siamo indietro rispetto a spagnoli e inglesi, ma la difficoltà è trovare giocatori che ti fanno fare il salto di qualità. Solo l'Inter ha la possibilità di andare a prendere alcuni gioicatori. All'estero è tutto diverso, anche la filosofia. In Italia abbiamo tante belle squadre di media e bassa classifica che hanno deciso di puntare sul gioco. Le squadre di alta classifica non sempre lo fanno. Il Milan lo ha fatto e per questo abbiamo vinto in Europa. Spero che non si perda questa filosofia, abbinata al valore dei giocatori».

